AGAPE – Antonio Lera
maggio 5, 2009 by AdmGdA
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Il 3 maggio 2009, presso la libreria Edison Bookstore di Pescara, il libro “AGAPE” di Antonio Lera edito da Canalini e Santoni. Letture di Antonella De Collibus per alcuni brani tratti anche da libri precedenti quali, “Immagine e Sogno”, “Anfiosso”, “Semi di Adolescenza”, “Nearazzurro (il colore dell’anima)”. Il libro AGAPE ha la presentazione editoriale di Mario Pazzaglia autore del “l’Antologia della Letteratura Italiana“.
Il Libro:
Amore condiviso: amore dimorante, amore perdonante, amore perdurante…, la parola Agape fonda tutto il suo
significato sull’unica forma di amore che può rapire incondizionatamente l’animo e disvelare l’umano, ovverosia il perdono, inteso letteralmente come dono per, nelle dimensione del
dare/darsi o anche come dono x, moltiplicato, come una serie di chimismi a cascata.Agape, scolpita nei 3 tempi o fasi della vita: Inspirazione, Respirazione od Ossigenazione, Espirazione che sul piano comunicativo divengono rispettivamente: Silenzio, Ascolto, Parola e che infine si suggella nella perfezione dell’Amore di Dio: Carità o amore dimorante, Speranza o amore perdonante, Fede o amore perdurante.Agape che impregna l’esistenza dell’uomo che cerca Dio e quindi cerca se stesso allo stesso tempo: tanto più tale ricerca lo avvicina a Dio, tanto più l’uomo acquisisce o sviluppa il coraggio di amare. Agape che spesso è soprattutto Jakaira, ovverosia amicizia, gioco, conoscenza, stupore, in cui l’uomo diventa una sorta di Architetto spaziale in cui si bilanciano la pesantezza e la leggerezza, a seconda se si rivolge più verso terra (ribadendo la sua gravitazionalità ed in un certo senso la sua appartenenza terrestre) o verso il cielo (con il suo prepotente bisogno di antigravitazionalità, meravigliosamente sintetizzata e prestata all’inconscio collettivo da Modugno nella sua famosa canzone VOLARE, che ne subordina una fantastica appartenenza celeste e quindi “extraterrestre”).
Agape che è avvinta tutta nell’articolarsi del vivere a partire dal corpo che è naturalmente fatto di parti, di cui le articolazioni e dunque gli arti producono azioni, restituendo un messaggio ben più profondo al nostro essere: “mi muovo dunque s(u)ono” rispetto al Cartesiano “Cogito ergo sum”. Arti, che in un uomo che prova a piacere ed a piacersi, non solo per allitterazione producono le arti nell’arte, l’uomo veleggia sistematicamente verso la con-fusione dei sensi, con valenza estetica versus anestetica, per cui la poesia diviene palestra dei sensi oltre che del simbolico e del metaforico. La parola (respiro che esce) è anche carezza, pizzico, soffio, graffio, artiglio.
Tutti abbiamo delle doti poetiche: biologiche, azioni fisico-motorie, motivazioni umane (bisogni) e la poesia trans-forma, ci educe o meglio ci porta fuori da noi stessi. Cosi ci cura o si prende cura di noi nell’accezione della poesia come terapia. L’individuo torna nella posizione originaria naturale in cui, come dice H. Laborit, il gesto-azione è posto prima dell’intenzione. Infatti nella pulsione vitale, si cela il principio dell’esistere, del percepirsi come movimento ritmico del cuore, dei muscoli, del feto; feto danzante all’interno di un involucro sonoro a partire da stili prenatali che si sviluppano in serie e si concentrano nella “fase della morula” che poi danza dondolante nel liquido (e in questo stadio dello sviluppo dell’individuo riportano e s’iscrivono gli effetti positivi delle ninne-nanne e dei canti blues) che poi diviene feto abbozzato, il quale a sua volta abbozza il movimento per poi roteare più tardi libero nel grembo materno, fino a sentire però il limite del grembo stesso (pareti uterine) ed a non avere più spazio per muoversi, tanto da portare se stesso “dall’azione all’immagine dell’azione” e quindi a sognare ed a pensare per la prima volta.
In tutto ciò la nascita è un percorso “dove si parte in un modo e si arriva in un altro” che, nella poesia trova la massima espressione artistica. L’Agape è l’essenza di tutte le cose, si manifesta a volte sotto forma d’amore, a volte d’amicizia e allora non si sente più la necessità di parlarne, ma, di fare silenzio.



significato sull’unica forma di amore che può rapire incondizionatamente l’animo e disvelare l’umano, ovverosia il perdono, inteso letteralmente come dono per, nelle dimensione del
































