Rubrica RICEVIAMO e PUBBLICHIAMO – Pescara: “Ligi agenti di Polizia Municipale si, ma il buon senso ?”

dicembre 13, 2010 by AdmGdA  
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Alla c.a. del Vice Dott. Berardino Fiorilli

E p.c. Comandante della Polizia Municipale di Pescara Dott. Carlo Maggitti

Riviste abruzzesi e nazionali telematiche e cartacee varie

Pescara, 13 dicembre 2010

Gent.mo Vice Sindaco Dott. Berardino Fiorilli, non è possibile cercare di lavorare con il terrore dei vigili urbani, ci vuole rispetto ed elasticità mentale da ambo le parti poiché noi non dobbiamo solo subire.

Vengo ai fatti di questa mattina: alle ore 9,00 sotto la pioggia battente, in Via Caduta del forte 36, ci siamo permessi, io e il mio fornitore, di sostare in doppia fila, in quanto nella zona sono assenti le soste per il carico e scarico, nonostante le nostre ripetute richieste al Comune; per scaricare un rotolo di tessuto pregiato, un’operazione che ha richiesto al massimo 2 minuti, il tempo di scendere dall’auto, attraversare la strada e scaricare nel negozio di fronte , le specifico che non abbiamo in alcun modo intralciato il in quanto la strada, come voi ben conoscete, è molto larga.

L’agente matricola N. xxxx, “ligia al suo dovere”, incurante della nostra prontissima reazione ad andare via e soprattutto della nostra richiesta di attenzione verso il lavoro altrui, ha immediatamente verbalizzato la multa per sosta in doppia fila. Abbiamo anche fatto presente all’agente stessa e al collega la nostra impossibilità a scaricare la merce in quanto la zona priva di zone per il carico/scarico, ma ovviamente non ci hanno saputo dare nessuna risposta per la risoluzione al problema.

La ringrazio per la sua attenzione e confido nella sua prontezza alla risoluzione del problema traffico a Pescara.

Grazie

Barbara Scevola – SFERA design

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: Lettera di due genitori dell’Aquila

luglio 16, 2010 by Red.GdA  
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LA LETTERE DEI GENITORI DI UNA RAGAZZA AFFETTA DA AUTISMO.
Egregio Direttore,
siamo i genitori di Virginia, una ragazza di 15 anni affetta da autismo e viviamo a L’Aquila.
Scriviamo nella speranza di poter comprendere le cause che costringono nostra figlia, i suoi amici e tutti gli operatori a vivere la loro terapia (da 3 a 6 ore al giorno) all’interno di container.La sede aquilana in uso prima del è di proprietà della ASL ed è classificata inagibile. Dal settembre 2009 i 15 ragazzi autistici, provenienti anche da Teramo e da Avezzano, sono assistiti all’interno di due moduli container che assolutamente non garantiscono gli spazi minimi alle loro necessità. Di recente sono stati installati dei condizionatori. Nella parte posteriore ormai le erbacce hanno raggiunto altezze improponibili, divenendo fonte di vari pericoli. La presenza di cani randagi rende inutilizzabile lo spazio esterno e le temperature tra i due container (unico spazio all’aperto disponibile) in questi giorni poi hanno raggiunto livelli insopportabili.
Avevamo tutti visto crescere una bella speranza con il progetto di ricostruzione finanziato per 246.000€ dalla Fondazione Ronald Mc Donald, inaugurato con la posa della prima pietra in data 21 novembre 2009 alla presenza di grandi personaggi e con la data di fine lavori prevista per aprile 2010.
Ulteriori contributi per 166.486,84€ (http://www.fondazioneilcireneo.it/index.php?view=article&id=80) sono stati versati alla Fondazione “Il Cireneo Onlus” da numerosi benefattori che hanno alimentato le nostre speranze di rinascita. Altre iniziative si sono aggiunte con lo stesso obiettivo e tra le tante vale la pena citare la raccolta fondi del “Montecitorio Running Club” che ha contribuito per ulteriori 45.131,75€.Tale progetto, che prevede la concessione del terreno di proprietà della ASL, doveva servire alla rapida realizzazione di un edificio idoneo ai ragazzi ed eliminare i container. Successivamente l’edificio sarebbe stato ampliato con nuovi fondi e destinato sempre all’accoglienza dei ragazzi, magari anche per attività ludiche.Purtroppo, ad 8 mesi dalla simbolica posa della prima pietra di tale progetto resta solo un desolante recinto “vuoto”. Non un cartello, non una indicazione che possa continuare ad alimentare la nostra speranza.Un ringraziamento personale va a tutti gli operatori che nonostante il disagio del container, nonostante i contratti a tempo determinato legati a convenzioni e contratti con scadenza e nonostante il grande impegno loro richiesto dai nostri ragazzi hanno sempre mantenuto una professionalità eccellente e qualità umane “infinite”. Senza il loro supporto, oggi noi non avremmo nemmeno potuto scrivere questa lettera.
Dario e Franca VERZULLI

rubrica”Riceviamo e Pubblichiamo”: Continui furti e scassi ai danni di una azienda del teramano

settembre 7, 2009 by AdmGdA  
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lettera del 7 settembre 2009 dal Signor :

Dal 13 di Agosto di quest’anno ho subito undici , sei solo nell’ultima settimana.
Sono Bruno Cardelli, titolare della GE.DI.CA. Srl e sono da un mese nel mirino di un malvivente che forza i miei distributori automatici sparsi nel territorio teramano, saccheggiandone il contenuto in monete.
Ogni furto che subisco significa per la mia azienda un danno monetario che si aggira tra i 500 ed i 2000 euro, tra manomissione delle macchine distributrici ed incassi.
Ho fatto la prima denuncia il 13 agosto stesso presso la caserma di Teramo e le autorità ne hanno preso carico con p050909_08_23_tanto di prove filmate tramite telecamera di sorveglianza.
Vedendo che i furti crescevano di frequenza e di intensità ho sporto altre sei denunce documentate e le autorità hanno assicurato che la persona era stata identificata grazie ai filmati e che presto l’avrebbero fermata. Niente invece è accaduto.
Il malvivente, che nelle prime riprese video appariva coperto da un casco ora si sente talmente sicuro da forzare e saccheggiare i miei distributori a viso scoperto come ho notato nelle ultime riprese video, è certo di continuare a passarla liscia.
Nonostante ci siano tantissime prove a discapito di questo malvivente seriale è possibile che non si possa riuscire a fermarlo?
La mia azienda sta perdendo giornalmente capitali e sta riportando ingenti danni anche alle macchine distributrici.
Gli ultimi quattro furti non li ho denunciati, visto che non c’è modo di fermare quel malvivente già identificato temo che dovrò farmi giustizia da solo. Di sera mi aggiro nelle zone in cui sono posizionati i miei distributori, visto che non c’è altro modo per tutelarmi.
A breve sarò costretto anche a licenziare del personale visto che l’unico consiglio che ho ricevuto è stato quello togliere le macchine dai posti “più a rischio” per risolvere il problema in modo definitivo. La situazione è ormai divenuta paradossale.
Questa è la mia ultima richiesta di aiuto, mi auguro che questa protesta, resa pubblica dalla disperazione e dall’ingente numero di furti subiti e non risolti, balzi all’attenzione di qualcuno che possa aiutare me e l’azienda ad avere GIUSTIZIA ed evitare l’inevitabile
“.

Bruno Cardelli

sisma Abruzzo: “….e Tussio dove sta?”

giugno 23, 2009 by AdmGdA  
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” integralmente questa mail inviata alla nostra redazione quale sorta di appello degli abitanti di questo piccolo paese.

A pochi kilometri dalla devastazione causata dal del 6 aprile esiste un piccolo paesino chiamato di sole 80 anime, del Comune di Prata D’Ansidonia in provincia di L’Aquila,  paese dimenticato da tutti e abbandonato a se stesso, senza un minimo di decenza per quegli rimasti senza casa, senza un punto di  riferimento, e soprattutto senza alcuna certezza riguardo il loro futuro.

Nonostante i danni non siano stati cosi gravi la chiesa del paese, unico punto di riferimento per la comunità, è pericolante, non c’è nessuna transennatura o puntellatura; nella strada principale ci sono tegole sporgenti, pagliai pericolanti senza nessuno che si preoccupi di metterli in sicurezza.

Gli anziani che dalla devono recarsi a mangiare al Circolo Bocciofilo devono percorrere la strada principale con il rischio che qualcosa cada sulle loro teste.

A causa di un’ordinanza del , le persone che hanno la casa agibile hanno ricevuto l’ordine di tornare a mangiare a casa… quello che è stato dimenticato è che erano loro le stesse persone che aiutavano a cucinare e a lavare nella mensa della stessa tendopoli.

E ora??? Ora ci sono gli anziani che devono anche lavorare nonostante la loro età!

Vogliamo parlare della colazione?

Sono le stesse persone che sono tornate nelle loro abitazioni, che per un atto d’amore, si alzano alle 6.30 e preparano il caffé, il latte, usando una struttura privata.

Se non ci fossero loro per bere un po’ di caffè e del latte bisognerebbe andare a Prata D’Ansidonia  o a San Pio delle Camere? E coloro che non non possono guidare auto?

Infine, nella nottata di ieri 22 giugno c’è stata una scossa forte, qualcuno si è degnato di sincerarsi se le persone anziane possono avere avuto ripercussioni sulla loro salute?

Qualcuno si domanda, ma il Sindaco a messo a conoscenza, delle autorità competenti per questa emergenza, quali sono le attuali condizioni del paese tutto comprese le 80 anime?”.

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La storia di Tussio

Qui di seguito nella mappa il posizionamento di Tussio frazione di Prata D’Ansidonia in provincia di L’Aquila

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Riceviamo & Pubblichiamo : “prostituzione”

marzo 6, 2009 by AdmGdA  
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RICEVIAMO&PUBBLICHIAMO

email inviata da gianni.toffali@xxxxxxxx.it  il 05-03-2008

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Il di dopo aver proibito la prostituzione di strada, ha firmato un’ordinanza che vieta il negli edifici condominiali. Tosi dovrebbe rammentare che la pubblica gli ha insegnato che l’uomo è poco più che una scimmia evoluta. Come può dunque pensare che un orangutango con la cravatta possa dominare i suoi atavici istinti alla vista di cotante bertucce scollacciate che scorazzano per la città? Se come dicono gli evoluzionisti, il DNA tra uomo e scimmia è uguale al 99%, come pretendere che un misero1%, freni il richiamo della natura degli allupati antropomorfi del terzo millennio? Altro discorso sarebbe se, come dicono i creazionisti, l’uomo fosse stato creato da Dio con un’anima. Difficile negare l’evidenza (se non per ragioni ideologiche) che solo la scintilla misteriosa chiamata anima, sia capace di conferire all’uomo oltre che al dono della ragione, doti di superiorità estetiche, morali, intellettuali e spirituali. Anche i filosofi pagani antichi intuirono che l’uomo superava in dignità il regno animale, per il solo fatto di possedere un’anima immortale. Non a caso Platone paragonò l’anima ad una auriga su una biga alata che guidava i cavalli delle passioni umane. Difendere la dignità della donna con divieti e proibizioni è cosa buona, ma senza l’educazione dell’anima, il traguardo resta e resterà una pia illusione.

Gianni Toffali Verona

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Riceviamo & Pubblichiamo: ” finalmente la scuola è tornata severa!”

marzo 5, 2009 by AdmGdA  
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RICEVIAMO&PUBBLICHIAMO

email inviata da gianni.toffali@xxxxxxxx.it il 03-03-2008

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” Finalmente la è tornata severa!”

Dopo il primo trimestre una valanga di cinque in condotta si è abbattuta sugli irrequieti Gianburrasca italiani. Il nefasto sessantotto con il suo vietato vietare, il sei politico e i tutti promossi, ha generato un esercito di mollicci bamboccioni figli di papà senza arte ne parte. Gli sfornati dalla scuola pubblica italiana se confrontati con i colleghi europei, risultano in assoluto, i meno preparati. E tutto questo grazie a chi fatto della scuola pubblica un ammortizzatore sociale finalizzato a creare posti di lavoro, il più delle volte assegnati ad insegnanti politicizzati ed ignoranti. L’ideologia sessantottina, non solo ha intaccato le agenzie educative della scuola e della famiglia, come appunto l’introduzione della “scuola facile” e l’entrata in vigore del divorzio e dell’aborto, ma ha anche annichilito il carattere volitivo degli italiani. Nei tempi d’oro della scuola italiana, cioè prima della tempesta rivoluzionaria dei figli dei fiori, gli alunni insubordinati venivano puniti severamente dalle maestre ed una volta a casa, la dose continuava con salutari ceffoni da parte dei genitori. Oggi al contrario, insegnanti e genitori rimangono traumatizzati al solo pensiero di traumatizzare i pargoletti con pene severe. Errore gravissimo! Dacché il è , buonismo e hanno partorito generazioni di debosciati e . Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti e nessuno lo può negare.

Gianni Toffali  –

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Seduta dietro una scrivania mi soffermo ad osservare un mondo, una realtà a me sconosciuta…

febbraio 24, 2009 by AdmGdA  
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email inviata da Paola il 03-02-2009

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Seduta dietro una mi soffermo ad un , una a me sconosciuta…

E con molto stupore, curiosità e discrezione cerco di capire cosa si nasconde dietro lo sguardo di una persona ”diversa”, dal colore a noi poco gradito, con un odore forte per il nostro olfatto, ma con uno sguardo penetrante e pieno di sofferenza, che si sforza di sorridere per essere accettata.
Questa persona è un immigrato, o – per essere precisi – un extra-comunitario, un uomo che si pensa non possa offrirci nulla e invece… e invece mi rendo conto che può offrirci tantissimo: la sua vita, la sua esperienza, la sua sofferenza, i suoi bisogni e infine i suoi sogni e i suoi desideri.
Ascolto storie strane, storie al limite dell’umano. La cosa più normale è la fame, la cosa più disumana sono le torture subite per difendere un pezzo di pane o la propria famiglia, quello che ne rimane.
Mi è capitato una mattina di ascoltare una signora ghanese, con una bambina stupenda, che mi raccontava di quanto avesse sofferto e di tutto cio’ che aveva subito per la sua unica colpa: essersi innamorata di un uomo cattolico. Musulmana, è dovuta scappare lasciando un altro bambino nelle mani del marito, dal momento che rischiava la vita.
Quante domande mi sono posta! Davvero tante. Le risposte non esistono, almeno non per una realtà a noi cosi sconosciuta e diversa. Sono alla continua ricerca di una chiave di lettura che mi permetta di trovare un solo “perché?” a tutto questo.In quella realtà la vita, il rispetto, i valori ma soprattutto la dignità, sono cose che passano in secondo piano perché l’unica esigenza è il cibo; il resto non esiste, il resto è solo il contorno di un qualcosa d’illusorio. Migliaia di persone affrontano un viaggio trattati come animali perché non hanno nulla da perdere: morire in mare o morire nella loro terra non cambia. Ma qui hanno la possibilità di poter vedere un sole diverso che, se nel loro paese è solo accecante, qui da noi può riscaldare. Vengono letteralmente buttati in un contesto diverso dal loro, si sforzano d’integrarsi, di imparare la nostra lingua e di cercare qualcuno che li ascolti. Non chiedono nulla se non l’Ascolto in senso lato. Ascolto. Strano, vero…? Arrivano qui con un solo sogno: cercare di guadagnare qualcosa da mandare a chi nel loro paese ha bisogno e – perché no? – un giorno ritornare lì, perché non è facile essere obbligati ad abbandonare il proprio mondo per salvarsi, essere coscienti che se rimani molto probabilmente sei condannato a morire ancor prima di iniziare a vivere. Quante mamme hanno dato in sacrificio i propri figli magari per salvarne un altro? Sembra , già…Perché lo racconto allora? Per cercare di trasmettere quello che provo davanti a tanta cattiveria e a tanta intolleranza. E non ne sono stata immune: è facile pensare: “Che tornassero nel loro paese! Che vengono a fare qui?” L’ho pensato tante volte, prima di lavorare a stretto contatto con loro. Altre persone, altri, ma non diversi. Diversi siamo noi quando non riusciamo più ad andare oltre un odore o un colore, o quando non ri-conosciamo un altro essere umano bisognoso e in difficoltà.C’è forse qualcuno di noi che non cercherebbe un’alternativa ad una situazione che può portare quasi sicuramente alla morte? Se c’è, mi auguro trattenga per un attimo la mano prima di scagliare la pietra e si fermi a pensare.

Paola

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